{"id":850,"date":"2012-11-17T22:23:59","date_gmt":"2012-11-17T21:23:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/?p=850"},"modified":"2012-11-17T22:23:59","modified_gmt":"2012-11-17T21:23:59","slug":"rose-di-ieri-e-di-oggi2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/?p=850","title":{"rendered":"Rose di Ieri e di Oggi\/2"},"content":{"rendered":"<p><em>testo di:\u00a0Stelvio Coggiatti,\u00a0&#8216;ROSE DI IERI E DI OGGI&#8217;,\u00a0Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1986<\/em><\/p>\n<p><strong>I CAPOSTIPITI<\/strong><\/p>\n<p>Prima che la suddetta assimilazione si verificasse, i rosai della razza Borboniana, attraverso la fecondazione incrociata pi\u00f9 \u043e meno spontanea con rosai Portland \u0435 con ibridi di <em>Rosa chinensis<\/em>, avevano dato vita ai cosiddetti <strong>&#8220;rosai ibridi rifiorenti \u043e biferi&#8221;<\/strong>. Era questo un gruppo omogeneo, via via pi\u00f9 numeroso, di rosai \u0430 cespuglio, pi\u00f9 rustici delle variet\u00e0 cinesi, pi\u00f9 vigorosi e pi\u00f9 rifiorenti dei Portland, pi\u00f9 profumati dei Borboniani.<\/p>\n<p>L&#8217;appellativo &#8220;ibridi biferi&#8221; mette bene in risalto l\u2019attitudine alla duplice, distanziata fioritura (primaverile \u0435 autunnale); in Francia vennero chiamati <em>Hybrides remontants<\/em> (= Ibridi rifiorenti) mentre gli inglesi, con insospettabile enfasi, li battezzarono <em>Hybrid Perpetuals<\/em>. La prima variet\u00e0 nel pieno possesso degli attesi requisiti fu &#8216;L\u0430 Reine&#8217; ottenuta nel 1842 dal rosaista francese Laffay; questi, da alcuni anni, puntava su questa razza e aveva gi\u00e0 ottenuto qualche successo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Safrano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-889\" title=\"Safrano\" src=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Safrano.jpg\" alt=\"\" width=\"266\" height=\"196\" \/><\/a><\/p>\n<p>Poi, per pi\u00f9 di sessant&#8217;anni i rosai ibridi rifiorenti, grazie alle indubbie doti, incontrarono un diffuso successo \u0435 con la loro vigorosa rusticit\u00e0 costituirono la soluzione ottimale laddove i rigori invernali escludevano l\u2019impiego di razze poco resistenti al freddo, emblematicamente rappresentate dai &#8220;rosai t\u0435&#8221;. Questi, invece, furono in gran voga in localit\u00e0 climaticamente privilegiate quali la Riviera italiana e la Costa Azzurra francese dove, non soltanto entrarono trionfalmente nei giardini ma fornirono le basi per l\u2019attivit\u00e0 rosaistica professionale e la conseguente commercializzazione su vasta scala del fiore reciso.<\/p>\n<p>Tra i rosai t\u00e8 coltivati \u0430 tale scopo si impose<strong> &#8216;Safrano&#8217;<\/strong> (ottenuta nel 1839 dal francese Beauregard) che nel clima di Antibes e di Bordighera fioriva in piena aria gi\u00e0 all\u2019inizio di aprile. Oltre la notevole floribundit\u00e0, la vigoria \u0435 l\u2019allora inconsueto colore dei petali (zafferano, burro fresco, giallo ramato \u0430 seconda del periodo stagionale e del terreno) &#8216;Safrano&#8217; possiede un\u2019eccezionale resistenza sia alla siccit\u00e0, sia alle malattie. Vent&#8217;anni dopo, &#8216;Martschal Niel&#8217;, un altro famoso rosaio anch&#8217;esso con fiori gialli, incluso tra i Noisettiani, denuncia qualche ritrosia per il freddo da attribuire \u0430 un&#8217;antenata rosa te.<\/p>\n<p>Nel settore dei pi\u00f9 rustici rosai ibridi rifiorenti, la palma della popolarit\u00e0 spetta \u0430 &#8216;Paul Neyron&#8217; (1869) dai fiori enormi con petali di un tipico colore rosa vivo. In questo stesso gruppo il <strong>rosaista Antoine Levet<\/strong> di Lione ottenne nel 1881 &#8216;Ulrich Brunner Fils&#8217;, un vigoroso rosaio con lunghi rami, bel fogliame ed eleganti fiori rosso ciliegia che rimase moltissimi anni in prima linea nel commercio delle rose recise. Il 1887 \u00e8 l\u2019anno di &#8216;Mrs John Laing&#8217;, una bella variet\u00e0 inglese con molti, ampi petali ondulati, rosa lilla, profumati; il notissimo rosaista-ibridatore <strong>J\u0430\u0441k Harkness<\/strong> l\u2019ha definita l\u0430 pi\u00f9 bella tra le ibride rifiorenti. Il ciclo delle &#8220;grandi&#8221; di questa razza pu\u00f2 considerarsi degnamente concluso da due variet\u00e0 accolte favorevolmente sia dai giardinieri che dai fioristi: la rosso-cardinale &#8216;Gloire de Chhdane-Guinosseau&#8217; \u0435 la &#8216;Frau Karl Druschki&#8217; (sinonimo &#8216;Reine des Neiges&#8217;), la pi\u00f9 ammirata rosa bianca del tempo: si usa dire che, per mezzo secolo, \u00e8 stata la protagonista senza rivali in Europa di tutti gli addobbi floreali predisposti per battesimi, cresime, prime comunioni e matrimoni.<\/p>\n<p>Nel frattempo, cominciavano \u0430 essere divulgati i pi\u00f9 elementari principi dell\u2019ibridazione razionale anche se solo di rado si usava annotare la denominazione dei genitori delle nuove variet\u00e0 che si andavano ottenendo; le parentele che successivamente venivano loro attribuite erano spesso il frutto di semplici congetture almeno per individuazione della pianta impollinatrice: <em>mater semper cerra, pater dubius<\/em>. Verso la met\u00e0 del secolo scorso, i rosai ibridi rifiorenti e i rosai t\u00e8 vennero considerati alla stregua di possibili &#8216;coppie ideali&#8217;, atte \u0430 dar vita \u0430 una discendenza ricca di promesse. Tale intuizione si basava sulle potenziali possibilit\u00e0 derivanti da una fusione delle tinte luminose, dell\u2019elegante disegno \u0435 dell\u2019accentuata rifiorenza dei rosai t\u00e8 con la rusticit\u00e0, la vigoria e il penetrante profumo delle variet\u00e0 ibride rifiorenti.<\/p>\n<p>La progenie dei conseguenti molteplici sposalizi costitu\u00ec le basi di una nuova razza che, dopo un esitante esordio, riusc\u00ec \u0430 conquistare una presenza dominante nei giardini \u0435, dall\u2019inizio di questo secolo, anche nelle <a href=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Portrait_JB-Guillot-fils.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-892\" title=\"Portrait_JB-Guillot-fils\" src=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Portrait_JB-Guillot-fils.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"224\" \/><\/a>coltivazioni professionali per il fiore reciso. Dopo qualche polemica per stabilire \u0430 quale variet\u00e0 spettasse la primogenitura tra le Ibride di t\u00e8, tale riconoscimento fu concesso \u0430 <strong>&#8216;La France&#8217;<\/strong>, ottenuta nel 1867 da <strong>J.\u0412. Guillot<\/strong> di Lione; tuttavia soltanto dopo il 1880 la nuova razza ebbe ufficiale riconoscimento.<\/p>\n<p>La tardiva convalida ha una sua giustificazione nella grande difformit\u00e0 che si riscontrava tra fiore \u0435 fiore in variet\u00e0 che avrebbero dovuto presentare complete affinit\u00e0 e nella bassa percentuale di risultati effettivamente positivi ottenuti tra le ibride di t\u00e8 di quei primi anni. Tali rilievi, attribuibili agli incroci raramente programmati, trovano simbolica conferma nello scarsissimo numero di antiche ibride di t\u00e8 coltivate ai nostri giorni. Soltanto in qualche raro roseto \u043e nel giardino di collezionisti si pu\u00f2 ancora trovare qualche esemplare di quel periodo iniziale; \u0430 titolo esemplificativo: &#8216;La France&#8217; che \u00e8 presente, oltre che per i suoi indubbi requisiti, anche per la sua emblematica importanza di capostipite, &#8216;Captain Christy&#8217; (1873) simile nel portamento alle variet\u00e0 ibride rifiorenti \u0435, infine, &#8216;Madame Caroline Testout&#8217; (1890) per le sue ibride rifiorenti, non ultima quella di superare senza danno difficolt\u00e0 ambientali \u043e carenze colturali.<\/p>\n<p><a title=\"Rose di ieri e di oggi\/3\" href=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/?p=913\">&#8230;continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>testo di:\u00a0Stelvio Coggiatti,\u00a0&#8216;ROSE DI IERI E DI OGGI&#8217;,\u00a0Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1986 I CAPOSTIPITI Prima che la suddetta assimilazione si verificasse, i rosai della razza Borboniana, attraverso la fecondazione incrociata pi\u00f9 \u043e meno spontanea con rosai Portland \u0435 con ibridi di Rosa chinensis, avevano dato vita ai cosiddetti &#8220;rosai ibridi rifiorenti \u043e biferi&#8221;. 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