{"id":810,"date":"2012-11-17T18:58:54","date_gmt":"2012-11-17T17:58:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/?p=810"},"modified":"2012-11-17T18:58:54","modified_gmt":"2012-11-17T17:58:54","slug":"rose-di-ieri-e-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/?p=810","title":{"rendered":"Rose di Ieri e di Oggi\/1"},"content":{"rendered":"<p><em>testo di:\u00a0Stelvio Coggiatti,\u00a0&#8216;ROSE DI IERI E DI OGGI&#8217;,\u00a0Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1986<\/em><\/p>\n<p><strong>REMOTE ORIGINI<\/strong><\/p>\n<p>Con larga approssimazione, la presenza della razza umana sulla terra si fa risalire \u0430 circa quattrocentomila anni fa; ebbene, reperti fossili rinvenuti in Giappone, negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e in Cecoslovacchia permettono di moltiplicare per cento tale cifra se trasferiamo l\u2019indagine all&#8217;esistenza della rosa. E tuttavia doveroso precisare che, fino ad oggi, nessuno di quei fossili presenta l\u2019impronta dei petali; tuttavia, quei reperti raffigurano foglie complete, singole foglioline, rametti con aculei appartenenti al genere Rosa.<\/p>\n<p>Molti commentatori concordano nel presumere che le rose di epoche preistoriche, al pari delle rose botaniche di oggi, avessero fiori semplici, cio\u00e8 con cinque petali. L&#8217;unica rosa nota per avere <strong>corolle di quattro petali<\/strong> soltanto fu introdotta in Europa dall\u2019Himalaya alla fine del secolo scorso: si tratta della<strong> <em>Rosa sericea<\/em><\/strong>. Tale particolarit\u00e0 si trasferisce anche in talune sue variet\u00e0 tra queste la <em>Rosa sericea pteracantha<\/em> ammirata anche per i decorativi, ampi aculei appiattiti, quasi un baluardo rosso che, nei giovani rami, appare traslucido e di consistenza vitrea.<\/p>\n<p>Altra rilevante particolarit\u00e0 si ritrova nel netto confine dell\u2019area di diffusione del genere Rosa, ristretto esclusivamente in adatte zone dell\u2019emisfero settentrionale; conseguentemente, ne deriva la totale assenza di rosai allo stato spontaneo nell\u2019emisfero meridionale.<\/p>\n<p>Dopo la datazione, grazie ai reperti fossili, della remota origine della rosa, trascorrono milioni e milioni di anni senza ulteriori testimonianze sull\u2019argomento.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/cnosso.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-878\" title=\"cnosso\" src=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/cnosso.jpg\" alt=\"\" width=\"239\" height=\"164\" \/><\/a>Finalmente, nel coso degli scavi intrapresi da Sir Arthur Evans \u0430 Cnosso (Creta), la dove sorgeva il famoso palazzo reale di Minosse (2000 anni circa a.C.) prima lesionato da un terremoto, poi completamente distrutto da un furioso incendio, sono tornati alla luce <strong>frammenti di pregevoli affreschi di soggetto naturalistico<\/strong>. I visitatori del<strong> Museo di Heraklion \u0430 Creta<\/strong> dove sono conservati i reperti, restano ammirati di fronte alla forza espressiva di un &#8220;uccello blu&#8221; che ha dato il nome all\u2019intero affresco e dai fiori che gli fanno contorno (gigli, iris, crochi) \u0435, in particolare, da alcune rose: si tratta della pi\u00f9 antica raffigurazione esistente di questo fiore, ovviamente anteriore al XV secolo \u0430.\u0421., epoca del devastante incendio. La scoperta ha suscitato comprensibile interesse tra botanici e rosaisti che hanno anche tentato di stabilire la specie di appartenenza arrivando, per esclusioni successive, all\u2019attuale <em>Rosa gallica<\/em> cio\u00e8 la <em>Rosa milesia<\/em>, oppure la <em>Rosa praenestina<\/em> \u043e, forse, la <em>Rosa rubra<\/em> dei romani. ( )<\/p>\n<p>L&#8217;anomala presenza dei sei petali su una delle rose di \u0421nosso \u0435 stata autorevolmente attribuita \u0430 una personale iniziativa dell\u2019artista che, in tempi lontani, aveva effettuato un restauro; un&#8217;altra ipotesi suggerisce che quel fiore con sei petali raffiguri la prima fase di una trasformazione in atto della corolla da semplice \u0430 doppia, trasformazione della quale e stata effettivamente protagonista in qualche caso la <em>Rosa gallica<\/em>.<\/p>\n<p>Da Omero (llliade, XXIII) sappiamo che il corpo di Ettore prima della sepoltura venne unto con balsami di rose; tale riferimento \u00e8 per noi valida testimonianza che durante la guerra di Troia (1200 \u0430.\u0421.) esistevano coltivazioni in grado di fornire grande quantit\u00e0 di petali; analoga deduzione e fornita da reperti che provano l\u2019esistenza, in quella stessa epoca, di tavolette di terracotta utilizzate come ricevute per l\u2019acquisto di olio di rose destinato al palazzo di Nestore \u0430 Pilo nel Peloponneso.<\/p>\n<p>Trascorrono ancora cinque secoli \u0435 nasce la fortunata espressione poetica ancora oggi largamente condivisa: &#8220;Se Giove vorr\u00e0 dare una regina ai fiori, \u00e8 la rosa che avr\u00e0 la corona&#8221;; frase \u0430 noi nota non direttamente, ma perch\u00e9 altri poeti dell\u2019antichit\u00e0 l\u2019attribuirono \u0430 Saffo. Ecco l\u2019imprevedibile citazione di Erodoto di Alicarnasso, &#8220;il padre degli storici\u201d (V secolo \u0430.\u0421.), il quale accenna alla presenza, nel giardino del re Mida, di &#8220;rose con sessanta petali dal profumo pi\u00f9 gradevole di ogni altra rosa&#8221;. Un tentativo di identificazione fa ritenere che si tratti della Rosa gallica in una variet\u00e0 stradoppia.<\/p>\n<p>\u00c8 con il greco Teofrasto, &#8220;il padre della botanica&#8221;, che abbiamo altri ragguagli; eccone qualche esempio: &#8220;le rose differiscono molto tra loro per il numero dei petali, per la scabrosit\u00e0 dei rami, per la bellezza del colore e soavit\u00e0 del profumo. Molte hanno cinque petali altre dodici \u043e venti, alcune molti di pi\u00f9, ci sono perfino quelle che vengono chiamate &#8216;centifolia&#8217; (latino <em>folia <\/em>= sia petalo che foglia)&#8230; Generalmente il terreno influisce sul loro colore e sul profumo; le rose pi\u00f9 profumate sono quelle di Cirene&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Copertina-Historia-Naturalis.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-828\" title=\"Copertina Historia Naturalis\" src=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Copertina-Historia-Naturalis.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Copertina-Historia-Naturalis.jpg 235w, https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/Copertina-Historia-Naturalis-178x300.jpg 178w\" sizes=\"auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><\/a>Dioscoride, medico greco del I\u00b0 secolo d.C., che tanto ha contribuito alla diffusione della cultura naturalistica con la sua Materia medica, cita la rosa per esaltarne le virt\u00f9 rinfrescanti e astringenti dei petali. Cenni sulle rose si trovano nelle opere degli autori romani che si sono dedicati alla divulgazione dell\u2019agricoltura (Varrone, Columella, Rutilio Palladio, Gargilio Marziale) ma, pi\u00f9 di ogni altro, di Plinio il Vecchio che riserva alle rose gran parte del XXI libro della sua poderosa <strong><em>Historia Naturalis<\/em><\/strong> in 37 volumi. Plinio descrive almeno otto variet\u00e0, ma da loro quasi sempre il nome del luogo dove esse venivano coltivate (Campana, Praenestina, Milesia, \u0435\u0441\u0441.) cosicch\u00e9 \u00e8 possibile che il numero reale delle specie sia effettivamente pi\u00f9 esiguo.<\/p>\n<p>Non mancano motivate riserve sull\u2019attribuzione ad antichi rosai di denominazioni botaniche attuali. Infatti, i pur valentissimi grecisti e latinisti che da secoli si dedicano alla traduzione dei testi agronomici, hanno spesso incontrato serie difficolta per identificare le piante attraverso espressioni spesso generiche degli autori antichi \u0435, ancor pi\u00f9, per determinare la specie \u043e la variet\u00e0 in conformit\u00e0 alla classificazione moderna. Coscienti del rischio di incorrere in erronee denominazioni, spesso i traduttori si sono rivolti per un parere \u0430 botanici \u043e \u0430 tecnici agricoli; in qualche caso tale affiancamento ha dato buon esito, ma spesso ne sono derivate interpretazioni difformi in quanto l\u2019agronomo quasi sempre doveva basarsi non sull\u2019originario testo greco \u043e latino bens\u00ec su un testo gi\u00e0 tradotto.<\/p>\n<p>\u0415 comunque accertata la presenza in epoca romana delle seguenti rose: tra quelle con fiori semplici la <em>Rosa canina<\/em>, tra quelle con fiori anche doppi la <em>Rosa gallica<\/em>, la <em>Rosa aIba<\/em>, la <em>Rosa damascena<\/em> (malgrado il nome, non esistono prove che Damasco ne sia la patria) \u0435 una cosiddetta <em>Rosa centifolia<\/em> della quale e opportuno precisare la duplice esistenza. Infatti si ha motivo di ritenere che le rose con sessanta e cento petali citate da Erodoto, da Teofrasto e da Plinio possano riconoscersi in una qualche variet\u00e0 con fiori stradoppi di <em>Rosa gallica<\/em>, ma un&#8217;altra tesi sostiene che esse siano appartenute ad una razza oggi scomparsa. La denominazione <em>Rosa centifolia<\/em> \u00e8 riapparsa verso la fine del 1500 &#8211; applicata \u0430 una specie che i botanici definiscono ibrida \u2013 con l\u2019aggiunta dell\u2019aggettivo<strong> <em>hollandica<\/em> <\/strong>\u043e<strong> <em>batavica<\/em><\/strong>, bench\u00e9 esistano indicazioni per una presenza in quel tempo anche nella Francia meridionale. I suoi fiori opulenti vennero spesso raffigurati dai pittori fiamminghi e ci appaiono molto simili \u0430 quelli delle rare <em>centifolie<\/em> oggi coltivate.<\/p>\n<p>Nella prima met\u00e0 del secolo successivo venne segnalata in Olanda, in Inghilterra e in Francia un\u2019interessante anomalia: in alcuni rosai le cinque partizioni del calice (sepali), il sottostante ricettacolo \u0435 una parte del peduncolo apparivano rivestiti da un tenero, fitto velluto vegetale (musco \u043e borracina) che emanava un intenso, particolare profumo. L\u2019interesse per le rose muscose (salvo rare eccezioni, tutte <em>centifolia<\/em>) cre\u00f2 una moda che si mantenne viva fino all\u2019inizio di questo secolo e indusse alcuni rosaisti \u0430 costituire sempre nuove variet\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo un periodo di declino il risveglio di interesse per le rose antiche manifestatosi negli ultimi anni ha coinvolto anche le rose muscose specialmente verso variet\u00e0 con muscosit\u00e0 ben evidente (per es.: <em>Communis<\/em> = &#8216;Common Moss&#8217;) \u043e con attitudine alla rifiorenza (per es.: &#8216;Salet&#8217;). La <em>Rosa centifolia<\/em> &#8216;Cristata&#8217; forse pi\u00f9 nota con il nome varietale di <strong><em>&#8216;Chapeau de Napoleon&#8217;<\/em><\/strong>, per oltre un secolo e stata inclusa tra le muscose; si tratta invece di una distinta anomalia forse dovuta \u0430 mutazione; nel caso particolare, produce una caratteristica espansione foliaceo-crestata dei sepali: questi, prima dell\u2019antesi, assumono un disegno che pu\u00f2 evocare il tipico cappello napoleonico.<\/p>\n<p>In epoca romana le rose ebbero una posizione di primo piano nella vita di ogni giorno: se ne facevano corone e ghirlande per i convitati \u0430 pranzi e festini importanti, venivano regalate alla donna amata o sparse sulle tombe, i<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/chapeau-de-napoleon1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-885\" title=\"chapeau de napoleon\" src=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/chapeau-de-napoleon1.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"180\" \/><\/a>petali servivano per preparare la <em>Patina de rosis<\/em> (Torta di rose), mentre il <em>rosaceum<\/em> (olio rosato) aveva molteplici usi curativi e si beveva un vino profumato con petali di rosa. I rosai venivano coltivati anche in serre ante litteram e innaffiati con acqua tiepida per ottenere fiori anche in periodo invernale suscitando l\u2019indignazione di Seneca contro &#8220;<em>eos qui naturam invertunt<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Dai secoli immediatamente successivi fino al tardo Medio Evo ritroviamo la rosa soprattutto in quelle isole di cultura, di scienza e di religione che furono i conventi, ma storici e cronisti offrono rari spunti sull\u2019argomento. Nell\u2019VIII secolo Carlo Magno emise un <em>Capitulare de villis<\/em> nel quale venivano elencate le piante che dovevano essere coltivate negli <em>horti<\/em> della corona e la rosa occupava il secondo posto (dopo i gigli); nel secolo successivo, il monaco Walafridus Strabus (Strabone) compose un poema nel quale esaltava la bellezza dei fiori e della rosa in particolare; tre secoli dopo, Sant&#8217;Alberto Magno, oggi patrono dei botanici, si rivela acuto osservatore della natura anche per le esatte descrizioni di diversi rosai \u0435, in particolare, della <em>Rosa alba<\/em>.<\/p>\n<p>Nel primo <strong><em>Roman de la Rose<\/em><\/strong>, manoscritto e alluminato agli inizi del XIII secolo, si racconta lo stato d&#8217;animo di un innamorato che tenta la conquista dell\u2019amato bene nelle sembianze di una rosa; qui e trascritta la frase conclusiva dell\u2019opera nell\u2019ancora latineggiante francese del tempo: &#8220;<em>Esplicit le livre de la rose o\u00f9 I\u2019ars d\u2019amor est toute enclose<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In date imprecisate, i rosai da giardino presenti in epoca romana produssero variet\u00e0 che suscitarono interesse di una pi\u00f9 vasta cerchia di persone. Cosi la <em>Rosa gallica<\/em>, probabilmente per mutazione spontanea, produsse la prima rosa variegate (rossa con macchie bianche) ancora oggi coltivata e botanicamente denominate <em>Rosa gallica versicolor<\/em> ma forse pi\u00f9 conosciuta con l\u2019appellativo di &#8216;Rosa Mundi&#8217;; un\u2019altra variet\u00e0 ha avuto il nome ufficiale di <em>Rosa gallica officinalis &#8216;<\/em>officinalis<em>&#8216;<\/em> in quanto i suoi petali servivano per preparare confetture curative che diffusero in Europa la fama dei farmacisti della cittadina francese di Provins, promotori della fortunata iniziativa.<\/p>\n<p>La <em>Rosa damascena<\/em> \u0430 sua volta dette la variet\u00e0 &#8216;Trigintipetala&#8217; che, pur non essendo la pi\u00f9 profumata, \u00e8 la \u00a0rosa pi\u00f9 estensivamente coltivata per l\u2019estrazione dell\u2019essenza nella <strong>vallata di Kazanlik in Bulgaria<\/strong>. <a href=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/vallata-kazalnik.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-881\" title=\"Valley Of The Roses Kazanluk Rose Festival\" src=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/vallata-kazalnik.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"186\" srcset=\"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/vallata-kazalnik.jpg 350w, https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/vallata-kazalnik-300x198.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><\/a>Un&#8217;antichissima <em>Rosa damascena<\/em> d&#8217;incerta origine e la &#8216;Semperflorens&#8217;; l\u2019appellativo \u00e8 abbastanza enfatico poich\u00e9 tutta la rifiorenza consiste in una ripresa di fioritura alla fine dell&#8217;estate. Tuttavia, anch\u2019essa trova la sua giustificazione in un&#8217;epoca in cui gli altri rosai europei fiorivano esclusivamente in primavera. Alcuni secoli fa la <em>Rosa damascena<\/em> ha prodotto una mutazione oggi denominate botanicamente <em>versicolor<\/em> ma pi\u00f9 conosciuta come &#8216;York and Lancaster&#8217;; infatti, sul bianco dei petali compaiono strisce rosse quasi \u0430 testimoniare la riconciliazione tra le due casate e la fine della guerra delle due rose: la rosa bianca emblema degli York e la rosa rossa dei Lancaster.<\/p>\n<p>Probabilmente la pi\u00f9 ammirata tra le numerose variet\u00e0 di <em>Rosa damascena<\/em> e quella ottenuta nel 1832 dal curatore dei giardini del Lussemburgo a Parigi, Monsieur Hardy, \u0435 da lui dedicata alla moglie. La variet\u00e0 &#8216;Madame Hardy&#8217; con i suoi profumatissimi, candidi petali arricciati, simili \u0430 un succedersi di piccole onde spumeggianti che si rincorrono, \u00e8 stata, per pi\u00f9 di mezzo secolo (1832-1890), la pi\u00f9 ammirata rosa bianca.<\/p>\n<p>La <em>Rosa alba<\/em> costituisce con la <em>Rosa gallica<\/em> e la <em>Rosa damascena<\/em> la terna delle antiche rose da giardino; ancor oggi essa e presente nei roseti con alcune sue variet\u00e0 caratterizzate da foglie verde glauco e fiori bianchi, talvolta velati di rosa \u043e di giallo, molto profumati. Qualche nome: &#8216;Alba suaveolens&#8217;, &#8216;Alba maxima&#8217;, &#8216;Alba incarnate&#8217;, quest\u2019ultima deve il perdurante gradimento forse anche agli appellativi popolari che le sono stati attribuiti rispettivamente nei paesi di lingua francese e in quelli di lingua inglese: &#8216;Cuisse de Nymphe&#8217; (= Coscia di ninfa) \u0435 &#8216;Maiden Blush&#8217; (= Rossore di fanciulla).<\/p>\n<p>Nei primissimi anni del XIX secolo suscit\u00f2 un notevole interesse un rosaio rifiorente con fiori di color rosso scarlatto; tutto lascia supporre che, sia la vivace colorazione rossa, sia il requisito della rifiorenza le derivassero da un esemplare di <em>Rosa chinensis semperflorens<\/em>, mentre la forma allungata dei cinorrodi (frutti) indica come altro genitore la <em>Rosa damascena<\/em>. L\u2019insolito colore e la rifiorenza di questo rosaio attirarono l&#8217;attenzione della duchessa di Portland durante un suo soggiorno in Italia; ne port\u00f2 con s\u00e8 un esemplare al suo rientro in Inghilterra. Il rosaio prese alternativamente l\u2019appellativo di <em>Rosa paestana<\/em> e di &#8216;Scarlet Four Seasons&#8217; poi raggiunse la Francia (1807) dove \u0410ndr\u00e8 Dupont, giardiniere dell\u2019imperatrice Josephine, volle ricordare con il nome &#8216;Duchesse de Portland&#8217; l\u2019attenta scopritrice. Per mutazione spontanea, \u043e da suoi semi, furono ottenute una dozzina di variet\u00e0 con fiori profumati e rifiorenza autunnale dando vita alla &#8216;razza Portland\u2019 che, per\u00f2, ebbe vita autonoma solo per alcuni decenni.<\/p>\n<p>La rifiorenza, trasfusa nei rosai europei da quelli che via via giungevano dalla Cina, costitu\u00ec lo strepitoso avvenimento floristico che sconvolse la tradizionale utilizzazione della regina dei fiori. Infatti, fin dagli ultimi anni del secolo XVIII erano cominciate ad affluire numerose variet\u00e0 cinesi tutte con tale requisito e tutte discendenti da un&#8217;antica specie oggi latente denominata <em>Rosa chinensis spontanea<\/em>, tra queste, la <em>semperflorens<\/em> che, oltre la rifiorenza, possiede, com\u2019\u00e8 stato gi\u00e0 accennato,<strong> la rara pregevole caratteristica dei petali di un color rosso brillante<\/strong> sconosciuto fino allora in Europa. Nel 1810 arrivarono in Inghilterra, provenendo da Canton, le prime variet\u00e0 &#8220;\u0430 odore di t\u0435&#8221;; si distinguevano anche per il peduncolo flessuoso dei fiori che avevano petali dalle tenui tinte pastello.<\/p>\n<p>In quel tempo, l&#8217;impollinazione manuale era effettuata in maniera disordinata; comunque, la contemporanea disponibilit\u00e0 delle tradizionali specie nostrane e di quelle di origine asiatica costitu\u00ec un incentivo per avvicinare, nelle coltivazioni, i rosai cinesi \u0430 quelli europei, utilizzarne poi i semi e produrre piante con caratteristiche combinate. Una pi\u00f9 razionale pratica della fecondazione cominci\u00f2 \u0430 essere attuata verso la met\u00e0 del secolo XIX con la conseguente nascita dei primi &#8216;Ibridi di <em>Rosa chinensis<\/em>&#8216;.<\/p>\n<p>Intorno al 1817 erano arrivati in Francia due di tali ibridi; uno, con mazzi di piccoli fiori rosa chiaro, proveniva dagli Stati Uniti. Si chiam\u00f2 <em>Rosa noisettiana<\/em> dal nome dei due fratelli Noisette, l\u2019uno residente in America, l\u2019altro in Francia; era probabilmente originata dall\u2019incrocio tra <em>Rosa moschata<\/em> (con fioritura bianca sul finire dell&#8217;estate) \u0435 <em>Rosa chinensis pallida<\/em> (&#8216;Old Blush&#8217; = &#8216;Parson Pink China&#8217; degli inglesi). L&#8217;altro ibrido proveniva dall\u2019isola di Reunion allora denominate<strong> Ile Bourbon<\/strong>. I supposti genitori erano la <em>Rosa damascena semperflorens <\/em>\u0435 una non determinata variet\u00e0 di <em>Rosa chinensis<\/em>. \u0410 ricordo dell&#8217;isola da cui aveva avuto origine, la razza che ne deriva fu denominata Borboniana; presentava fiori globosi, profumati \u0435, al pari della razza Noisettiana, manifestava una discreta rifiorenza. I successivi incroci affievolirono i caratteri distintivi \u0435, pi\u00f9 tardi, queste variet\u00e0 furono assorbite dai rosai ibridi di te.<\/p>\n<p><a title=\"Rose di Ieri e di Oggi\/2\" href=\"http:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/?p=850\">&#8230;continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>testo di:\u00a0Stelvio Coggiatti,\u00a0&#8216;ROSE DI IERI E DI OGGI&#8217;,\u00a0Milano, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., 1986 REMOTE ORIGINI Con larga approssimazione, la presenza della razza umana sulla terra si fa risalire \u0430 circa quattrocentomila anni fa; ebbene, reperti fossili rinvenuti in Giappone, negli Stati Uniti, in Francia, in Germania e in Cecoslovacchia permettono di moltiplicare per cento tale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-810","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/810","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=810"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/810\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=810"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=810"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacompagniadellerose.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=810"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}